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La Puglia tra le allegorie di Cesare Ripa

PUGLIA
(nell’edizione Padova 1611)

Nel 1593 a Roma, dai torchi degli heredi del famoso stampatore Giovanni Osmarino Gigliotti, veniva alla luce la prima edizione di quella che divenne una delle principali opere italiane di iconologia e cioè la “Iconologia overo Descrittione dell’imagini Universali cavate dall’Antichità et da altri luoghi” dello studioso perugino Cesare Ripa (c. 1557 – 1622).

L’opera inizialmente pubblicata senza alcuna immagine, a seguito del successo riscosso diede luogo a numerose edizioni, prodotte sia in Italia e sia all’estero, notevolmente ampliate e corredate da centinaia di tavole.

Nell’ultima edizione italiana, quella perugina del 1764-67 curata dall’abate Cesare Orlandi di Città della Pieve, la “Iconologia” del Ripa arrivò a contare ben cinque volumi tanto che, considerandosi l’edizione più completa, è stata persino ristampata a Trento nel 2010.
Il repertorio delle immagini simboliche utilizzato dal Ripa per ideare le allegorie è vastissimo e vario spaziando dai vizi alle virtù dell’uomo, dalla fede cristiana alla religione pagana, dalla geografia terrestre a quella astronomica e così via.

Il Cupo, così come si fece soprannominare Cesare Ripa quando entrò a far parte dell’Accademia degli Intronati di Siena, tra le tante tavole della quarta edizione dell’opera, ovvero quella padovana del 1611 intitolata questa volta “Iconologia overodescrittione d’imagini delle Virtù, Vitij, Affetti, Passioni humane, Corpi celesti, Mondo e sue parti”, inserisce la bellissima xilografia di una allegoria della “Puglia”.

Come in ogni figura del Ripa, anche in questa l’autore ricorre ad un forte simbolismo per evidenziare le caratteristiche geografiche, climatiche e folkloriche della provincia tanto che il significato insito nella stessa immagine, se trasfuso in testo letterario, può considerarsi una vera e propria metafora della Terra di Apulo.

In quest’allegoria si nota una donna danzante e dalla carnagione abbronzata che indossa un vestitino molto leggero sul quale si arrampicano grossi ragni di colore diverso e col corpo rigato.
Il capo della donna è adornato con una ghirlanda ricavata da un ramo d’ulivo fruttato mentre con la mano destra tiene, contemporaneamente e in bella gratia, un mazzo di spighegrano e un ramo di mandorlo fogliato e fruttato.

In piedi e alla sua sinistra, invece, compare una cicogna nel cui becco stringe un serpente mentre sulla destra, precisamente ai piedi della Puglia, sono posati alcuni strumenti musicali tra i quali si distinguono anche un tamburello e un piffero.

Si può facilmente notare come ogni elemento costitutivo della figura “Puglia” assume un significato ben specifico e strettamente legato al territorio.

Il Ripa, difatti, dopo la descrizione generale dell’allegoria ne esplicita i significati simbolici in essa contenuti chiarendo che la carnagione abbronzata, o adusta per dirla con le sue parole, e il vestitino leggero vogliono dimostrare il caldo che opprime questa provincia a causa del quale spesso si verificano gravi periodi di siccità così come scrisse il poeta latino Orazio che la definì come ‘terra piena di sete’.

Le varie colorazioni delle righe sul corpo dei ragni, ossia quelle tarantole che solo in questo lembo d’Italia vivono e comunemente sono note come tarante, presenti sul vestito della donna vogliono dimostrare la diversità del loro veleno. Il morso del ragno, in virtù delle differenti tipologie di veleno, del giorno e dell’ora in cui avviene l’incidente, provoca all’uomo un’intossicazione che altera il suo comportamento e quando ciò avviene la vittima si mette a cantare oppure a gridare, dormire, vegliare, saltare, tremare, sudare, patire dolori sino a giungere a casi di pazzia tanto da apparire posseduto.

In altre parole, il Ripa descrive il comportamento delle notissime tarantate e difatti conferma, in seguito, che per guarire dall’avvelenamento bisogna far ballare giorno e notte la vittima affinché attraverso il sudore venga fuori tutto il veleno assorbito dal suo corpo.
È questo, per l’iconologo, il significato degli strumenti i quali, tuttavia, aggiunge essere utilizzati dai pugliesi anche per dilettarsi.

Interessantissimo è il significato sottinteso nella figura della cicogna con il serpe in bocca poiché il volatile che nidifica solo in questa parte d’Italia, così come spiega il Ripa, permette di tenere lontani tali pericolosi rettili, probabilmente riferendosi all’atavica paura dei contadini nei confronti di quella che è detta sacara, dei quali il volatile si nutre.
L’importanza data dai pugliesi alla cicogna per il suo contributo a tener nette le città è tale, aggiunge l’autore, che la sua uccisione comporterebbe la pena capitale.

In ultimo le spighe di grano, il ramo di mandorlo e la ghirlanda d’ulivo sono a significare l’abbondanza della produzione di questi frutti che in Puglia è tanto traboccante da poterla persino esportare in grandi quantità verso altre provincie d’Italia e, persino, in diverse nazioni d’Europa.
La forza dell’allegoria “Puglia” di Cesare Ripa, da quanto scritto, è dunque quella di riuscire a esprimere, attraverso l’arte figurativa, un complesso di idee e di conoscenze legate a un mondo così lontano nel tempo e oggi difficile da comprendere.

La sua arte ha un impatto diretto su chi osserva ed è talmente chiara da rendere l’opera facilmente intelligibile a tutti e non solo ai cultori d’arte.

Descrivere la complessità della Puglia, tanto eterogenea sia per geografia e sia per cultura anche nell’ambito delle sue stesse comunità, per poi racchiuderla in “due colpi di matita” nei quali ogni luogo del Tacco d’Italia trova la rappresentazione della sua identità e gli elementi per distinguersi dal resto delle provincie italiane, è come immortalare quelle cognizioni astratte del retroterra culturale e cultuale al quale apparteniamo e che, a malincuore, andiamo giorno per giorno perdendo.